La Sicilia e le Ferrovie dismesse

Posted by on Nov 25, 2016 in Uncategorized | Commenti disabilitati su La Sicilia e le Ferrovie dismesse

In Italia c’è un enorme patrimonio sconosciuto che potrebbe assumere di nuovo una grandissima importanza, anche economica,  se solo venisse adeguatamente valorizzato. Si tratta delle tratte ferroviarie che, nel corso degli anni, sono state poco a poco dismesse e hanno finito per cadere nell’oblio e nell’abbandono totale. Mentre nel nostro Paese si parla di linee ad alta velocità, esistono tratti che ormai sono stati dimenticati ma che non hanno perduto niente del loro valore, anzi, hanno acquisito un nuovo fascino. Molto spesso infatti questi tratti di ferrovia hanno visto scomparire quasi del tutto i vecchi binari, diventando a tutti gli effetti delle “greeways” servite però sotto ogni altro punto di vista. Infatti esistono infrastrutture di ogni tipo, come casotti, fermate intermedie, case cantoniere, che potrebbero essere rese nuovamente agibili. In alcuni casi si potrebbe addirittura pensare di riattivare le linee per il trasporto merci su ferrovia anziché su gomma; ma per la maggior parte la nuova vita che si ipotizza per queste “linee fantasma” è di tipo turistico. I percorsi che un tempo erano sfruttati da convogli sferraglianti oggi potrebbero essere usati da turisti in bicicletta o da amanti del trekking che vogliono scoprire il territorio da un inusitato punto di vista. Dietro al recupero delle linee ferroviarie dismesse potrebbe dunque celarsi un business non indifferente, che è stato ben compreso dalle Ferrovie dello Stato che, attraverso le società FS Spa e Rfi Spa, ne è la proprietaria. Così l’Amministratore Delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, ha partecipato a Rimini alla Fiera Ecomondo e ha lanciato una proposta: perché imprese, associazioni, enti pubblici e privati, non si costituiscono a formare un consorzio che possa sfruttare questa enorme e inutilizzata ricchezza? Lo studio preliminare di fattibilità già esiste, ed è stato redatto dalle stesse Ferrovie dello Stato che hanno pubblicato un dossier dettagliato in cui si racconta per filo e per segno quali sono le tratte di rete ferroviaria non più in funzione che però potrebbero essere riattivate con un’altra destinazione d’uso. Ciò che è emerso da questo dossier, e dalle parole dello stesso Mazzoncini, è che la maggior parte di questo sorprendente patrimonio si trova nella Regione Sicilia. Sull’isola infatti ci sono ben 444 chilometri di linee ferroviarie dismesse su un totale nazionale di 1500 chilometri, per un totale di 24 tratte. Stiamo parlando della Dittaino-Caltagirone (80 chilometri) e della Palermo Centrale-Porto (400 metri), ma anche della Terme Vigliatore-Messina Scalo, della Catania Ognina vecchia-Fiumefreddo. Ancora, nell’elenco del dossier FS sono incluse le linee Alcantara-Randazzo, la Regalbuto-Santa Maria di Locodia , la Leonforte-Caltagirone, la Noto-Pachino e la Agrigento Bassa-Licata, la Magazzolo-Lercara Bassa e la Palazzo Adriano-Filaga. Per non parlare poi della Castelvetrano-Porto Empedocle, della Salaparuta-Castelvetrano, della Salemi-Santa Ninfa e infine di numerose piccole tratte della lunghezza di pochi chilometri, al massimo cinque. In tutti questi tracciati sono incluse anche case cantoniere, viadotti, ponti, stazioni, magazzini e rimesse che potrebbero essere trasformati in ristoranti, Bed & Breakfast, hotel, ostelli. Ovviamente le Ferrovie dello Stato non hanno intenzione di cedere questo patrimonio senza avere alcun tornaconto, ma per Stato e Regioni potrebbe essere facile avere accesso a fondi europei e ad altre formule di finanziamento per poter rilevare le linee dismesse per trasformarle in chiave turistico-ricettiva. Questo darebbe vita ad un indotto notevole per il territorio, e specie per la Sicilia potrebbe rappresentare un’ulteriore risorsa di non poco conto.